Tutti hanno un talento.
Alcuni dipingono. Altri eccellono in uno sport. Qualcuno fa complessi calcoli a mente. Ci sono ragazze bellissime che sfilano come dee. Uomini che più che talento musicale, hanno un dono.
In mancanza di tutto ciò suppongo si possa considerare "talento" anche solo il rendersi conto dei propri limiti e quindi evitare di spacciarsi per modella se decisamente non se ne hanno le fattezze o di esibirsi in pubblico se si è più stonati di una campana amica del Gobbo di Notre Dame. Le orecchie ringrazieranno.
Il mio talento è lo stalking.
Ovviamente non sto parlando di vero stalking, di tipi strani appostati in auto sotto alle tue finestre, di ex ingombranti o colleghi molesti.
Io parlo di quello che definirei soft-stalking, l’arte assoluta. Arte che seconde me, poi, è prettamente femminile. L’uomo magari ha lo scatto, il raptus, l’arrabbiatura fulminante, ma la donna ha costanza, perseveranza e una predisposizione mentale al''ossessivo compulsivo che non ha eguali. Tutte cose che la rendono decisamente più pericolosa..
Quali sono le doti del bravo stalker? Innanzitutto, una mentalità scientifica. E poi un briciolo di creatività perché come dico sempre, noi stalker siamo artisti! Mettiamoci dentro anche una punta di fiuto investigativo, che ci sta sempre bene, e tanto, tanto intuito.
In più, contrariamente alla credenza comune, che attribuisce le nostre piccole manie di persecuzione ad una certa abbondanza di tempo libero, le attività di stalking fanno perdere molto meno tempo di qualsiasi altro hobby o passatempo. Del resto al giorno d’oggi, grazie ad internet ed ai suoi ritrovati, "fare ricerca" è diventato molto più semplice. Tutto, o quasi tutto, è alla portata di tutti. Certo, come ho detto prima, bisogna saper lavorare ed io, modestamente, devo avere una predisposiziona naturale! Le mie doti vengono peraltro ampiamente riconosciute dalla comunità, per cui non è infrequente che riceva sms del tipo: “Ho un nome da farti controllare. Poi te lo mando.” Oppure che torni a casa da un aperitivo con un pizzino pieno di nomi di squinzie (o presunte tali) sulle quali bisogna documentarsi. Diciamocelo, grazie a facebook&Co si possono estrapolare dati ed informazioni potenzialmente su chiunque. Nessun profilo blindato è al sicuro. Ci sarà sempre qualche amico esibizionista dal profilo aperto, ci saranno sempre foto in comune, commenti ecc.. Di clic in clic arrivi ovunque. Poi chiaramente ci sono anche motori di ricerca migliori di altri, siti particolari da cui attingere, ma non vi svelerò tutti i trucchi del mestiere! Vi basti sapere che avevo preso di mira una persona. Per ottimi e validi motivi. Beh, più o meno.. Ma era una cosa così, in simpatia. Volevo.. saperne di più! Ho trovato, sempre nella legalità più ampia, senza dover hackerare sistemi o altro, così, spiaggiati tranquillamente su Google, il suo curriculum, i suoi studi (dalle elementari fino all’università), le varie esperienze lavorative, indirizzo di casa, nomi dei migliori amici e relative posizioni lavorative, occupazione e recapiti di entrambi i genitori, numero di cellulare di fratellame e sorellame vario ed eventuale. Per ogni membro della sua famiglia, volendo, una foto. Inutile dire che non ho mai usato niente. Qualche goliardata l’avrei anche fatta ma sono troppo pigra per passare all’azione.
Oppure. Una mia amica ce l’aveva con la fidanzata di uno con cui non era nemmeno mai uscita. Mi sembrava assolutamente legittimo. Ho tirato fuori dal cilindro telematico perfino il numero di cellulare della madre di lei. Ci avrebbe permesso di fare un grandioso scherzo telefonico ma invece niente. Zero. Nada. Due rammollite.. Comunque mi sono tenuta l’indirizzo del posto dove lavorava il suo ex, che era un gran figo! Non si sa mai.. è sempre bene avere qualcosa in archivio!!
C’è un solo piccolo hic.. Crea dipendenza. Ci sono stati periodi in cui ho pensato di essere finita nella spirale dello spionaggio privato. Momenti in cui mi sentivo borderline. Attimi in cui la polizia postale era il mio nemico numero 1.
Riuscire nell’opera di dossieraggio ti dà una profonda soddisfazione. Ed è anche divertente. E la reazione “Mi fai paura!” delle amiche ti inorgoglisce parecchio. Però a parte i frizzi e i lazzi onestamente a volte ti fai paura. C’è questo lato inquietante, questa zona oscura nel cervello femminile che facilita la memorizzazione di nomi, facce, orari e targhe automoblistiche. E che ti fissa su un target facendoti entrare in una vera e propria spirale psicotica. In fondo tutti gli alcolizzati hanno iniziato con uno spriz. Tutti i giocatori d’azzardo hanno iniziato con una schedina del Totocalcio. Tu hai iniziato con una googlata. E un giorno ti rendi conto di avere forse un problema. Tipo quando vedi una persona in un posto ad un’ora e poi noti che tendi a passare a quella stessa ora, in quello stesso posto, per verificare i tuoi dati. Avete indovinato? Non era l’una. Non era una generica una e un quarto. Non era una banale una e mezza! Erano le “tredici-e-zero-nove”, per dirla come i marines. Le 13h09. E per carità, ora segnata sul display della mia auto, per cui occhio a non andare in città con l’altra macchina! Ti rendi conto solo un filo dopo della enorme stupidità della cosa.
Una mia carissima amica, ancora fuori di sé per via di uno con cui era finita ormai 8 mesi prima, se capitava l’occasione, passava sotto casa sua e valutava l’apertura o meno delle serrande, l’accensione o meno della luce in rapporto all’orario.. in rapporto alle stesse abitudini.. in quello stesso orario.. nel periodo in cui si frequentavano! “A quell’ora di solito era sempre a casa! Perché adesso invece ha le serrande chiuse?!? Che starà facendo?” E giù di ipotetici scenari fantascientifici.
Questi due avvenimenti mi hanno convinta che era giunto il momento di smettere (o di crescere?), perché visto dall'esterno lo stalking non è più un'arte affascinante. E' semi-follia.
Ora mi sento come un ex agente della CIA. A riposo, ma in latenza, sempre pronto all’azione. Lavoro sporadicamente su commissione di qualche amica. Utilizzo il mio duro addestramento e la mia pluriennale esperienza per scopi umanitari, diciamo. Faccio del bene attorno a me.
Ogni tanto però ho nostalgia dei vecchi tempi in cui avevo licenza di uccidere. Perché poi l’ironia della sorte è che alle tue “vittime” ti affezioni. Le conosci. Conosci le loro famiglie. Ogni tanto fai un giro a vedere come stanno, cosa fanno, così, per ricordare i vecchi tempi!
Ve l’ho detto.. è una spirale di follia.