Questa settimana dopo ampie riflessioni – e alla soglia dei 26 anni, giovedì – (scusate ma ormai è un automatismo ricordarlo a qualsiasi mio interlocutore) ho finalmente determinato qual è la cosa che più odio al mondo, la cosa che più di tutte mi infastidisce e che non riesco a tollerare.
Non la gente che se ne va in giro con la tuta da ginnastica; non l’incredibilmente diffusa totale incapacità di condurre un'autovettura; non i pessimi musicisti che si credono la reincarnazione di Kurt Cobain, (anche se se la sono giocata fino all’ultimo!); non le sagre paesane che impregnano l’aria della città facendola sembrare una gigantesca, enorme friggitrice.
L’incostanza. L’incostanza delle persone. E’ la cosa che più di tutte mi urta i nervi e, a ben vedere, è quella che sta sempre alla base di delusioni/litigi/rotture.
L’incostanza si manifesta su due livelli. Entro una certa soglia è accettabile e, anzi, quasi desiderabile. In questo senso sono incostante anch’io: vado a mangiare per un mese nello stesso posto tutti i giorni e poi magari non ci vado più per sei mesi; compro due smalti opachi perché mi sembrano molto chic poi li metto due volte ciascuno, mi stufo,e uso solo colori accesi e brillanti; quando trovo una canzone che mi piace la ascolto 15 volte di fila e poi cambio disco; a volte sono qui tutti i giorni a leggere quello che scrivono gli altri blogger e altre, come in quest’ultimo periodo, non aggiorno per quindici giorni e anzi, nemmeno accendo il computer per quattro. [era un sottile modo per scusarmi, n.d.r.]
Del resto solo gli idioti non cambiano mai idea, se la gente non cambiasse mai, sai che noia, e bla e bla e bla.
Poi però c’è un secondo livello molto più fastidioso e disturbante. Un totale cambiamento di atteggiamento, di comportamento, di abitudini, che fanno sì che una persona ne diventi di colpo un’altra.
Avendo vissuto vari anni lontana da casa, mi è spesso capitato di non vedere alcune amiche per lunghi periodi. E continua a capitarmi, in realtà, perché le mie più care amiche vivono per la maggior parte sparse in giro per il mondo. Eppure, anche se non ci si vede da anni, anche se ci si sente solo un paio di volte all’anno, in un qualche modo che non saprei spiegare, sai di ritrovare esattamente quello che hai lasciato.
Avendo vissuto vari anni lontana da casa, mi è spesso capitato di non vedere alcune amiche per lunghi periodi. E continua a capitarmi, in realtà, perché le mie più care amiche vivono per la maggior parte sparse in giro per il mondo. Eppure, anche se non ci si vede da anni, anche se ci si sente solo un paio di volte all’anno, in un qualche modo che non saprei spiegare, sai di ritrovare esattamente quello che hai lasciato.
Proprio in questi giorni ho rivisto una mia “vecchia” amica dei lontani tempi della terza media. Negli ultimi anni siamo diventate come le vecchiette che si incontrano solo a matrimoni e funerali. Noi, per il momento, ci vediamo solo per avvenimenti come lauree e compleanni, e in più abbiamo un tradizionale aperitivo annuale che casualmente cade sempre a maggio. Beh, posso dire che nel corso degli anni siamo indubbiamente cresciute, e meno male!, abbiamo definito i nostri interessi, abbiamo rivoluzionato i nostri look più di una volta, una delle due ha anche cambiato colore di capelli e di certo non sono io, però l’essenza nostra e della nostra amicizia non cambia. Prendere un aperitivo con lei è come andare a mangiare da Mc Donald’s quando sei in un paese straniero, vai sul sicuro e non rischi avvelenamenti da strampalati e dubbi cibi locali.
Altre volte invece accade l’esatto contrario, ovvero persone che magari frequenti anche quotidianamente che all’improvviso cambiano rotta senza usare la freccia. Passano dallo scriverti tutti i giorni allo sparire. Dal tenerti ore al telefono a parlare di tutto, ma soprattutto di niente, al risponderti a monosillabi, se non scortesemente. Ripropongono schemi che tanto hanno criticato in altre persone senza nemmeno accorgersene. Trascurano gli amici, si sentono improvvisamente fighissimi o comunque sufficientemente fighi per dare lezioni di vita a tutti e, nella fattispecie, a te.
A te. A te che malgrado qualche colpo di testa, vedi smalti opachi, potresti farti tatuare Semper Fidelis sul braccio. A te che come tutti quanti cambi, evolvi, ma in fondo rimani sempre la stessa persona di sempre. Senza spiazzare chi ti circonda. Semper Fidelis, come un piccolo marine. Non molli la postazione e, soprattutto, non lasci indietro nessuno uomo. Amici una volta, amici per sempre, se dipendesse esclusivamente da te.
A volte mi dico che avrei dovuto fare la carriera militare, non fosse per il piccolo dettaglio di tutta quell’attività fisica che mi avrebbe uccisa sul colpo...